Mozzarella, è crisi? No è caos…

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Sulla bocca di tutti. Ma non per essere gustata, come invece meriterebbe. La mozzarella di bufala è diventata, nel giro di pochi giorni, da piatto preferito dei gourmet ad argomento di talkshow, inchieste, ansie collettive. A riassumere il pensiero e le paure di molti ci pensa l’autorevole New York Times: «A causa dell’inquinamento della zona di produzione – la provincia di Napoli, che negli ultimi mesi è stata al centro dello scandalo dei rifiuti – il latte con cui è fatta la mozzarella risulta contaminato da agenti chimici.La conseguenza è che le vendite sono diminuite del 40 per cento». E come per i rifiuti (Napoli = Campania = Italia) anche per la mozzarella non si riesce a far capire che all’interno della nostra regione le zone di produzione sono diverse, distanti tra loro anche 300 chilometri e che eventuali (ed ancora non dimostrate) tracce di inquinamento nel napoletano non è possibile ritrovarle nei latticini prodotti nella piana del Sele.

Viste da lontano, anzi da lontanissimo, le bufale campane sono tutte uguali. Ed allora ecco che il governo di Seul ne ha proibito l’importazione, promettendo di togliere il bando non appena i riscontri, tuttora in corso, permetteranno di confermare o meno l’eventuale contaminazione e identificare il produttore responsabile.

Nessun bando formale, ma solo un fermo cautelativo della merce presente nelle dogane in attesa dei risultati delle analisi è la decisione del governo giapponese, mentre ad accendere la spia rossa dell’allarme sulla mozzarella è anche la Russia. Secondo il quotidiano moscovita «Kommersant» le autorità stanno conducendo analisi, ma intanto da molti ristoranti e supermercati il prodotto campano è già sparito dai menù e dagli scaffali.

E anche la Germania ipotizza un blocco delle importazioni in caso di verificata contaminazione. L’allarme rilanciato da radio, tv e giornali (che il generale dei Nas Saverio Cotticeli ha definito una bolla mediatica), naturalmente ha scatenato l’allarme vendite. Già nei mesi di gennaio e febbraio 2008 si è registrata una contrazione del 30%, rispetto allo stesso periodo del 2007, tra mercato interno ed export, per un valore stimato dal «Consorzio di Tutela» in 30 milioni di euro.

Il settore della mozzarella di bufala campana Dop ha un fatturato annuo che si aggira intorno ai 300 milioni di euro, al Consorzio di Tutela aderiscono 131 caseifici, «per i quali non esistono allarmi – fa sapere il Consorzio – poichè tutti i valori relativi ai nostri aderenti sono entro la norma».

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