Delitto Pecora «La sentenza è ingiusta»

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ELISABETTA MANGANIELLO Agropoli. «Giustizia? Non so se possiamo parlare di giustizia. Forse dopo l’appello, quando la condanna sarà definitiva». All’indomani della sentenza del tribunale di Vallo nei confronti dei tre ragazzi che hanno partecipato alla rapina in cui è stato ucciso il benzinaio Davide Pecora, il genero Giovanni Palumbo chiede rispetto per il dolore dei familiari. L’ufficio in cui lavora è lo stesso in cui il 7 luglio fu ucciso a sangue freddo il suocero. «Non riesco a dimenticare quella notte. C’era sangue dappertutto – racconta con un filo di voce – Davide non era solo mio suocero, era un amico, un padre, un fratello. Abbiamo lavorato 11 anni insieme e qui tutto me lo ricorda: i documenti con la sua firma, la foto che ho sulla scrivania». È con questo senso di vuoto che Palumbo commenta la condanna a 18 anni per Pasquale Giordano, che uccise Pecora, e a 16 anni per Antonio De Rosa e Maurizio Corradino. «La sentenza da un punto di vista tecnico è anche giusta. Sono state accolte quasi in pieno le richieste del pm. Temevo pene più esigue. Ma c’è ancora l’appello. E in ogni caso non è una sentenza a 15 o a 20 anni che ci dà pace o placa il dolore». In un calvario che prosegue, anche parlare di perdono è prematuro. «Guardi, non abbiamo questa forza almeno per ora – dice Palumbo – Il ricordo è troppo fresco e il dolore troppo grande. Rispetto il dolore dei genitori dei tre ragazzi, ma loro i figli li possono ancora vedere, noi Davide non li rivedremo più». Punta sul distinguo operato dal tribunale, invece, Arnaldo Franco, difensore di Antonio De Rosa. «Rispettiamo il lavoro del giudice che ha dovuto decidere su un fatto che ha destato profondo allarme sociale – spiega il legale – Un primo passo importante è stato fatto: la sentenza ha escluso la volontà omicida del giovane De Rosa, che pertanto dovrebbe lasciare in tempi brevi il carcere. Ci riserviamo di leggere la motivazione quando sarà depositata, per comprendere i motivi per cui il giudice ha ritenuto comunque di dover applicare una pena esemplare».

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