Cilento, un dedalo di aree protette

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di Giusy Puca


Un dedalo di percorsi nelle aree protette della Campania dove si fondono in perfetto equilibrio la costa e la montagna.

Qui i faggi del Gelbison e del Cervati sorvegliano dall’alto delle loro cime la volpe, la faina e la lontra.

L’Unione Europea con il Ministero del lavoro e della previdenza sociale regione Campania ha realizzato il progetto APE: Dal turismo nei parchi al turismo dei parchi.

Istituito nell’ambito dell’iniziativa comunitaria Equal, ha lo scopo di promuovere le iniziative turistiche legate alla tutela delle aree protette campane.

Su tutte la promozione dei sentieri sovrastanti le gole del fiume Calore nel cuore del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano.

Le acque del Calore, il cui percorso è lungo 108 chilometri, nascono dalle pendici del Monte Cervati e attraversano il territorio di molti comuni del comprensorio, come Magliano Vetere, Felitto, Stio, Monteforte.

Quello del Calore è uno scorrere sempre più lento e regolare fino a immettersi nel fiume Sele dopo circa 63 chilometri di percorso.

Lungo le sponde la flora varia a partire dalla macchia mediterranea nei pressi della foce fino a giungere ai canneti in prossimità dell’ immissione nel Sele.

E’ l’habitat ideale di trote e soprattutto della lontra, animale simbolico dell’intera area protetta in via di estinzione.

Il nome “calore” deriva forse dalla particolare temperatura delle sue acque più alta della media.

Dal turismo balneare al trekking dei borghi di montagna come quelli incastonati nelle pietre: Magliano Vetere, Magliano Nuovo e Capizzo.

Passeggiate alla scoperta di santuari rupestri e dei versanti rettilinei dei monti Faito e Chianiello.

Dal verde della fitta boscaglia si arriva sul ponte medievale di Magliano Nuovo, imponente sulle gole del Calore, dopo aver visitato le cappelle rupestri e i tanti musei.

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