Campania maglia nera in illegalità ambientale, ciclo dei rifiuti e del cemento

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Un tsunami targato ecomafia si abbatte sulla Campania. Maglia nera per illegalità ambientale, ciclo dei rifiuti e ciclo del cemento. E lo scenario è un territorio lunare massacrato da rifiuti, veleni e cemento.Protagonisti trafficanti, camorristi ma anche massoni, servizi deviati, imprenditori conniventi, colletti bianchi. E dove i politici sono spesso volutamente comparse distratte. Non è la sceneggiatura di un film, ma le storie e l’analisi tracciate da Legambiente nel Rapporto Ecomafia 2008- il Caso Campania presentato stamane presso l’Istituto Italiano Studi Filosofici di Napoli.

Una mattanza ambientale che, anno dopo anno, prosegue sotto gli occhi di tutti, fotografata da Legambiente con numeri inequivocabili. La Campania per il 14° anno consecutivo si conferma leader a livello nazionale per il numero di reati ambientali: nel 2007 sono stati bene 4.695 gli illeciti accertati(+56% rispetto lo scorso anno) alla media di tredici reati al giorno, uno ogni due ore. In altre parole, in Italia, quasi un reato su sei viene commesso in Campania.

Nel 2007 sono state 3289 persone tra denunciate ed arrestate(+16% rispetto lo scorso anno) e ben 1.463 sequestri effettuati. O’ sistema illegale è gestito da ben 75 clan, che hanno il monopolio sul ciclo del cemento, rifiuti e racket degli animali. La provincia di Napoli con 1.456 infrazioni accertate, 1.645 persone tra denunciate e arrestate e 864 sequestri effettuati si conferma leader a livello regionale, seguita da Salerno con 1336infrazioni accertate, 788 persone tra denunciate ed arrestate e 295 sequestri effettuati.

Solo nel 2007 sono state individuate ben 222 discariche abusive. Di tutte le dimensioni. A livello nazionale la Campania è maglia nera con 613 infrazioni accertate, +36% rispetto lo scorso anno, 575 le persone denunciate e arrestate e 296 sequestri effettuati.

A livello provinciale maglia nera alla Provincia di Napoli con 203 infrazioni accertate, 192 persone denunciate o arrestate e 136 sequestri effettuati, segue Caserta con 123 infrazioni accertate e 94 persone arrestate o denunciate e 50 sequestri effettuati. Grazie all’introduzione del delitto ambientale di organizzazione di traffico illecito di rifiuti(ex art 53bis decreto Ronchi oggi art260 del codice dell’ambiente) dal 2002 ad oggi in Campania sono arrestate ben 189 trafficanti, 346 persone denunciate e oltre 92 aziende coinvolte con il coinvolgimento di sette procure a livello regionale. E che dire della “catena montuosa” dei rifiuti scomparsi.

Costruire, costruire, costruire. Abusivamente. E nulla valgono le tragedie di Ischia o la più recente di Conca dei Marini. In Campania l’abusivismo è crocevia di condotte criminali che alimentano connivenze dei pubblici poteri, condizionamenti della vita pubblica e rapporti con la criminalità organizzata.

Il cemento rappresenta di fatto “la lavanderia” dei clan per i capitali sporchi derivanti da altre attività criminali e un modo per riaffermare il controllo del territorio. Sono circa 6000, come lo scorso anno le costruzioni abusive realizzate nel 2007, con la costiera amalfitana e provincia di Napoli capitale della cemento connection.

Secondo le forze dell’ordine si viaggia alla media di un abuso al giorno in costiera amalfitana e due in penisola sorrentina. Del resto la Campania si conferma maglia nera a livello nazionale nel ciclo del cemento con 1.346 infrazioni accertate, 1745 persone denunciate e 602 sequestri effettuati.

Nella provincia di Salerno si è arrivati a ben 93 mila costruzioni fantasma. Ed è ragionevole pensare che di tasse i proprietari di questi immobili non ne abbiano pagato nemmeno un euro. Solo l’ennesima conferma che in Italia si continua a costruire a ritmi sempre crescenti, legalmente ed illegalmente, da un capo all’altro dello Stivale. Complice la costante alta redditività del mattone, lo scarso controllo dei comuni e la confusione normativa e pianificatoria, il ricorso all’abusivismo edilizio continua ad essere una grave macchia per il nostro territorio.
Fonte Legambiente

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